Ti ricordi quando da ragazzini aspettavamo svegli gli album di Coez, a pensarci mi viene da sorridere.

Eravamo sfrontati nel modo di amare e nel modo di vivere la musica. La consumavamo, la cercavamo, la bramavamo, e così facevamo con il nostro amore.

Quanto era bello? Le gole secche per cantare, per baciarci, per sostanze cancerogene che ci scorrevano nell’esofago.

A quei tempi pensavo che non avrei mai smesso di fumare e invece ora non fumo più.

A quei tempi pensavo che non avremmo mai smesso di amarci in quel modo e invece guardaci ora.

Ci sono notti in cui mi chiedo quanto tu sia distante.

Quante albe abbiamo visto e quante ne abbiamo distrutte, aggrappati al freddo umido del mattino con la rugiada a farci sentire ancora vivi.

Con l’umidità della notte abbiamo costruito castelli di fantasie e baci pronti a colmarle.

Mi chiedo, alla fine di tutto questo, cosa ci sia rimasto.

Sarà forse il vento gelido di quei giorni, o l’essenza del buio a cullarci? Il mio ricordo ti viene ancora a trovare nelle notti più buie?

Ti aspetterò in quelle più difficili, mi calmerai in quelle più torbide.

Quelle notti in cui guido come un pazzo e mi basta poggiare la mano sul cambio dell’auto per sperare di incontrare, ancora una volta, la tua.

Vorrei avere i tuoi occhi per capire chi sono Davvero

L'uomo moderno vive a testa bassa

Non per timore di Dio

Ma per il terrore di alzare lo sguardo e vedere l'abisso

Questo trauma represso riaffora di continuo

Sotto le più disparate forme

Senso d'inadeguatezza

Depressione

Attacchi di panico

Dipendenze

Convinti di scappare dalla morte

Siamo scappati dalla vita

Condannandoci a un'inguaribile felicità

Che è la forma esteriore del benessere

Come faccio senza i tuoi consigli?

Scopo un altro corpo in primis

Poi gin, Campari e Martini

Mi dicevi tu nel sonno gridi

Ora ho le pastiglie per dormirci

Dopo tutti questi anni

Mi stupisco ancora

Quando facciamo l’amore

Ed è sempre

Come scoprirti

Per la prima volta.


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